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20 Agosto 2026

Portafoglio di investimento ideale: come costruirlo in base a te

Perché il portafoglio perfetto non esiste e la differenza tra una strategia giusta sulla carta e una strategia che riuscirai davvero a seguire
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Cosa può accomunare, quando si parla di investimenti, due persone, due età agli antipodi, due percorsi di investimento completamente diversi? 

Da una parte un giovane, poco più che trentenne, che pur sapendo di poter sostenere un portafoglio a forte componente azionaria, ha scelto una ripartizione più prudente perché il rischio gli sembrava emotivamente insostenibile. 

Dall’altra un investitore da oltre vent’anni, che ha sempre scelto le azioni, ma che ora, avvicinandosi alla pensione, sa di dover introdurre una quota obbligazionaria anche se fatica a farlo, frenato dal pensiero dei rendimenti a cui dovrebbe rinunciare.

Età diverse, patrimoni costruiti in modi opposti, eppure lo stesso ostacolo di fondo, una variabile che nessun foglio Excel riesce a calcolare: le proprie emozioni.

Azioni o obbligazioni? Cosa dice la teoria

Dal punto di vista della teoria finanziaria, la risposta sembrerebbe quasi banale.

Un giovane investitore possiede il bene più prezioso che esista: il tempo. Ha davanti a sé decenni di lavoro, di risparmio e di investimenti. Può affrontare eventuali ribassi dei mercati continuando a investire e lasciando che il tempo lavori a suo favore.

Per questo motivo, un portafoglio con una forte componente azionaria rappresenta spesso la soluzione più efficiente nel lungo periodo.

Chi si avvicina alla pensione, invece, vive una situazione diversa. Il patrimonio finanziario diventa la principale fonte di sicurezza economica. Il tempo per recuperare eventuali perdite si riduce e, spesso, quei risparmi iniziano a essere utilizzati per integrare il reddito.

Per questo motivo è normale che una parte del portafoglio venga spostata verso strumenti meno volatili, come le obbligazioni, riducendo l’esposizione al rischio.

Sulla carta, quindi, il trentenne avrebbe dovuto avere un portafoglio molto più orientato alle azioni, mentre il futuro pensionato avrebbe dovuto iniziare a riequilibrare il proprio patrimonio con una maggiore componente obbligazionaria.

Ma c’è un problema: le persone non sono fatte di numeri.

Scelta del portafoglio: perché l’età non è l’unico criterio?

Esistono due tipi di variabili, quando si organizza un portafoglio finanziario:

  1. elementi facilmente misurabili come l’età, l’orizzonte temporale, gli obiettivi, il reddito, la capacità di risparmio, il patrimonio disponibile (sono tutti elementi fondamentali per costruire un buon portafoglio di investimento)
  2. variabili molto più difficili da inserire in un modello matematico, come la personalità, le esperienze vissute, il rapporto con il denaro, la tolleranza alla volatilità e la capacità di sopportare emotivamente una perdita del 20%, del 30% o anche del 40%.

Sono proprio le caratteristiche di questo secondo gruppo che, molto spesso, determinano il successo o il fallimento di un piano di investimento.

Rischio negli investimenti: non solo volatilità dei mercati

Molti investitori pensano che il rischio sia rappresentato esclusivamente dalle oscillazioni dei mercati. In realtà, il rischio più grande è un altro. Abbandonare la propria strategia nel momento peggiore.

Un giovane investitore può scegliere un portafoglio più prudente se questo gli permette di investire con serenità e di continuare a farlo negli anni.

Dovrà, però, essere consapevole del costo opportunità: nel lungo periodo, una minore esposizione alle azioni potrebbe tradursi in rendimenti inferiori.

Allo stesso modo, un pensionato può decidere di mantenere una forte componente azionaria se conosce i rischi e li accetta.

Il problema nasce quando le scelte vengono fatte senza comprenderne le conseguenze.

È facile sentirsi investitori coraggiosi dopo anni di mercati in crescita. Molto più difficile è continuare a esserlo quando il proprio patrimonio perde il 30% in pochi mesi. Ed è ancora più difficile se quei soldi iniziano a servirti per vivere.

Gestione delle emozioni negli investimenti

Molte persone immaginano che investire significhi soltanto scegliere gli strumenti finanziari migliori.

In realtà, una parte fondamentale della pianificazione finanziaria consiste nel costruire una strategia che sia sostenibile anche dal punto di vista psicologico.

Ogni investitore, in fondo, sceglie il tipo di rimpianto con cui è disposto a convivere. C’è chi soffre quando vede diminuire il valore del proprio patrimonio. E chi soffre ancora di più pensando ai guadagni che avrebbe potuto ottenere investendo in modo più aggressivo. Entrambe le emozioni sono legittime.

Per questo motivo non esiste un portafoglio perfetto valido per tutti. Esiste il portafoglio giusto per quella persona, in quel momento della sua vita.

Qual è il miglior portafoglio di investimento? 

La corretta asset allocation, cioè il giusto equilibrio tra azioni, obbligazioni, ETF, liquidità e altri investimenti, non è quella che promette il rendimento più elevato.

È quella che ti offre un’elevata probabilità di raggiungere i tuoi obiettivi senza costringerti ad abbandonare il piano alla prima difficoltà.

C’è una frase del comico americano Jerry Seinfeld che risulta molto calzante: “La fortuna nella vita arriva quando trovi il tipo di sofferenza con cui riesci a convivere”.

Questa affermazione descrive perfettamente anche gli investimenti, perché investire significa accettare che qualche momento difficile arriverà. 

Non esiste una strategia che elimini del tutto il rischio. Esiste però una strategia che ti permette di affrontarlo senza perdere la rotta.

Per questo, quando un cliente chiede quale sia il miglior portafoglio di investimento, la risposta è sempre la stessa: non è quello che promette il rendimento più alto, è quello che riuscirai a mantenere anche quando i mercati ti metteranno alla prova.

Perché una strategia semplicemente “buona”, seguita con costanza per  molti anni, produce risultati molto migliori di una strategia perfetta in teoria che viene abbandonata al primo mercato ribassista.

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