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“Pensare a lungo termine”. “Investire sui mercati azionari nel lungo periodo”. “Il tempo riduce i rischi”. Nel lavoro di private banker sono frasi ripetute quotidianamente; tra colleghi, con i clienti e anche a se stessi nei momenti più difficili.
Pur usando l’espressione “lungo termine” quasi come un mantra, spesso non ci si ferma a riflettere davvero su cosa significhi nel concreto. Perché la verità è che tra il dire “investire a lungo termine” e vivere davvero un investimento di lungo termine c’è molta più distanza di quanto sembri.
Pensare a lungo termine, infatti, non è solo una questione tecnica. È soprattutto una questione umana. Il lungo termine riguarda una versione futura di noi stessi.
Cosa si intende con “lungo termine” in finanza?
Quando parliamo di lungo termine, stiamo indicando un arco temporale di almeno dieci anni. Meglio ancora quindici o venti.
In vent’anni succedono tante cose; vent’anni, per certi versi, sono tantissimi. Faccio un esempio molto semplice e personale: vent’anni fa ero un consulente alle prime armi, non ero sposato, non avevo figli, i mercati erano completamente diversi e il cellulare che oggi abbiamo in tasca sembrava fantascienza.
Per questo, quando una persona investe pensando vent’anni avanti, in realtà sta prendendo decisioni per conto di una versione di sé che ancora non conosce.
E non è tutto, dovrà fare i conti con numerosi aspetti che nel frattempo cambieranno:
- le priorità
- la famiglia
- le paure
- gli obiettivi
- la percezione del rischio.
In questo contesto, è facile vedere come il temperamento conti più della tecnica. La tecnica, infatti, nel tempo, cambia relativamente poco. Le persone invece cambiano ed evolvono di continuo.
Investire a lungo termine non significa “comprare e dimenticare”
Un equivoco molto diffuso in tema di investimenti a lungo termine è quello di associarlo al famoso “buy and hold”, cioè comprare qualcosa e dimenticarsene per vent’anni.
Tuttavia, investire a lungo termine non significa smettere di pensare. Al contrario, richiede di continuare a ragionare nel tempo.
A volte una buona pianificazione porta a mantenere un investimento per vent’anni, è vero, ma altre volte porta a cambiare idea dopo tre anni, perché il contesto è cambiato o la scelta iniziale si è rivelata sbagliata.
E non c’è nulla di male in questo approccio, anzi, è quello che si rivela più funzionale per la salute delle proprie finanze.
Il vero errore, dunque, non è vendere, ma non voler più mettere in discussione le proprie decisioni solo perché ci si definisce “investitori di lungo termine”.
Investimenti a lungo termine: il tempo da solo non basta
Quando si parla di investimenti a lungo termine vengono spesso citati gli stessi esempi: l’MSCI World, l’S&P500, i grandi indici americani.
Ed è vero: storicamente hanno premiato la pazienza. Ma dire “basta aspettare”, non è sufficiente. Il tempo da solo non può fare tutto, conta anche cosa si tiene nel portafoglio.
Esistono, infatti, mercati e strumenti che, pur dopo molti anni, non hanno dato i risultati sperati.
Alla disciplina, essenziale per far crescere il portafoglio nel lungo periodo, va affiancata la qualità di ciò che si sceglie di avere.
Per questo motivo il lungo termine non si riduce al solo “tenere qualcosa per tanti anni” e diventa piuttosto il mantenimento nel tempo di strumenti coerenti con i propri obiettivi. In altre parole, è importante entrare nell’ordine di idee che il vero costo del lungo termine è emotivo.
Lungo termine e sfera emotiva
Quando si parla di interesse composto, si mostrano quasi sempre grafici bellissimi: curve che salgono, capitali che crescono, rendimenti che si moltiplicano.
Quello che di rado si fa è evidenziare il costo reale necessario per ottenere quei risultati. Un costo che non è finanziario, ma emotivo.
È il marzo 2020, quando i mercati crollano e ti chiedi se non sia il caso di vendere tutto. È la cena con l’amico che ha guadagnato il triplo inseguendo l’ultima moda del momento, mentre tu continui pazientemente con il tuo portafoglio “noioso”. È il dubbio che arriva proprio quando sarebbe più importante mantenere la rotta.
Tutte queste cose non compaiono nei grafici dei rendimenti, eppure determinano la capacità di arrivare davvero al lungo termine.
Cosa significa davvero vivere un investimento a lungo termine?
Il lungo termine si capisce solo vivendolo. Ed è forse questo il punto più importante.
Il concetto del “lungo termine” in finanza, spiegato nei libri o nei video sembra sempre lineare, anche se quello reale non lo è quasi mai. È fatto di:
- momenti di entusiasmo
- fasi noiose
- crisi improvvise
- dubbi
- errori
- esperienza.
La vera differenza non la fa chi “conosce” il lungo termine, la fa chi lo ha vissuto almeno una volta. Chi ha attraversato un ciclo di mercato difficile e ha imparato qualcosa su sé stesso.
Il vero patrimonio non è solo il portafoglio, è la conoscenza di come reagiamo quando le cose si complicano. Ed è lì, probabilmente, che nasce davvero un investitore.
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